Diario Olimpico. Marco Pinotti, dal Giro d'Italia un messaggio forte per Londra 2012
Sabato 2 Giugno 2012
OSIO SOTTO (BG) – La
vittoria della cronometro conclusiva del Giro d’Italia 2012 è stato un risultato molto importante per
Marco Pinotti. Un successo significativo per il corridore di Osio Sotto soprattutto in prospettiva
Olimpiadi di Londra 2012 dove presumibilmente il bergamasco sarà l’esponente nella specialità per la squadra azzurra
(nella foto Pinotti, durante la crono di Milano, sullo sfondo il Duomo).
Pinotti si aspettava questo successo al termine di tre lunghe settimane di Giro? “Un po’ me l’aspettavo – ammette –
, nel senso che contavo di fare una buona prova. Conosco le mie potenzialità a cronometro ed i miei precedenti nelle cronometro piatte all’ultimo giorno di Giro parlavano a mio favore essendo sempre arrivato nei primi tre quindi è normale che puntassi ad un risultato importante”.
Una rivincita contro la sfortunata caduta dello scorso anno che le aveva impedito di disputare l’ultima cronometro… “Più che una rivincita, diciamo che mi sono ripreso quello che l’anno scorso non avevo potuto prendere”.
Una vittoria che è anche un tassello importante verso il percorso che porta verso Londra 2012… “Sicuramente male non fa – ammette Pinotti che poi specifica –
, ma chiaramente è una cosa diversa da quella che sarà la prova olimpica. In quell’occasione sarà una prova secca, ci saranno tutti i migliori specialisti del mondo, tutti agguerriti e con la voglia di guadagnare una medaglia”.
Quali sono i prossimi programmi di Marco Pinotti? “Abbiamo deciso di saltare il Giro di Svizzera e fare invece un periodo di scarico. Poi riprenderò per il Campionato Italiano e in seguito credo di partecipare al Giro dell’Austria e al Giro di Polonia. Comunque la decisione definitiva sarà presa con la squadra nei prossimi giorni, ma in linea di massima il percorso dovrebbe essere questo. Ho preferito fermarmi un po’ ora dopo il Giro. Farò un periodo di riposo attivo con la speranza di riprendere la condizione per la fine di luglio. Sono consapevole di sacrificare un po’ la forma con cui esco dal Giro, ma questa con le Olimpiadi è un’annata particolare e il mio intento è quello di risparmiare un po’ di energie per riacquisirle per la fine di luglio”.
Proprio in ottica Olimpiade è in programma una preparazione specifica? “Sicuramente affronterò dei lavori specifici e delle sedute in pista al velodromo di Dalmine”.
Torniamo a parlare di Giro d’Italia. In generale come le è sembrato? Qualcuno ha criticato i grandi nomi dicendo che sono stati troppo attendisti e non si sono visti attacchi… “E’ stato un Giro troppo sbilanciato nella seconda parte. La classifica è rimasta molto corta per due settimane ed era quindi difficile muoversi anche perché le squadre dei “big” lavoravano molto per tenere cucita la corsa. Questo ha creato molto più stress nei finali di tappa. Poi l’ultima settimana è stata dura, molto più dura dello scorso anno. È stata una corsa all’indietro, non a favore di chi andava all’attacco, ma a sfavore di chi si staccava sulle lunghe salite. Non era per niente facile andare all’attacco perché il rischio era quello di saltare. Questa è stata l’impressione che ho avuto dentro il gruppo”.
Poi sulla sua prestazione personale aggiunge… “Il mio rendimento è stato un po’ al di sotto delle aspettative in salita. Poi sono anche caduto e non avevo più le condizioni per rimanere con i migliori. Quando mi sono reso conto di questo ho pensato a risparmiarmi il più possibile in salita, senza correre rischi, per poi puntare tutto sull’ultima crono di domenica”.
A Milano è stato il suo giorno, per la vittoria di tappa, ma soprattutto il giorno di Hasjedal, la prima maglia rosa canadese. Ha vinto il più forte? “Non so se è il più forte, ma sicuramente è il più completo. Ma credo abbia dimostrato anche di essere molto forte. Nei momenti clou della corsa Hesjedal c’era sempre, è andato bene a cronometro e aveva una squadra molto forte che ha anche vinto la cronosquadre”.
La lotta per le volate tra i velocisti ha visto dominare Cavendish, ma un volta è riuscito a batterlo il giovane Andra Guardini. Crede nelle potenzialità di questo ragazzo? “Dalla sua parte ha la giovane età. Ha battuto Cavendish nella tappa più facile, senza asperità, mentre nelle altre, quando c’era anche solo uno strappetto, non ha avuto la brillantezza per batterlo. Guardini è proprio un velocista puro e deve migliorare in salita. È ancora molto giovane e quindi non può che migliorare”.
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(Servizio a cura di Giorgio Torre)