Giovedì   20/06/2013

Giro d'Italia. Felice Gimondi ricorda il suo tris


Sabato 19 Maggio 2012
Giro d'Italia. Felice Gimondi ricorda il suo tris

SEDRINA (BG) – Domani il Giro d’Italia transita in terra bergamasca con la quindicesima tappa da Busto Arsizio a Lecco/Pian dei Resinelli. Ne approfittiamo per aggiungere un altro capitolo alla nostra rubrica “70 una storia… Felice”, il nostro viaggio fra i ricordi della carriera di Felice Gimondi, nell’anno del suo 70° compleanno.

E oggi, ovviamente, vi parliamo di Giro d’Italia che Felice Gimondi ha vinto per ben tre volte in carriera. Il primo nel 1967, il bis nel 1969 e l’ultimo, a sorpresa, nel 1976 alla soglia dei 34 anni. E proprio quest’ultimo successo rimane una delle gioie più grandi della carriera del campione di Sedrina. “Senza dubbio il terzo Giro è quello che ricordo con più piacere. Quasi non me l’aspettavo neanche io, a 34 anni!”, ha ricordato Gimondi.

Degli altri due invece ci confida: “Alla vigilia del primo che vinsi nel ’67 stavo male. Ero a Imola in cura. Un cardiologo mi aveva consigliato addirittura di rinunciare alla corsa per sottopormi a dei controlli al cuore. Mi sentivo a terra anche moralmente. Partii lo stesso. Nelle prime tappe feci una grande fatica. Al Block Haus, in Abruzzo, persi del tempo prezioso. Le cose cambiarono con la tappa a cronometro Mantova-Verona. Ebbi però ancora qualche difficoltà; la drammatica vicenda delle Tre Cime di Lavaredo mi indispettì ma mi diede anche la carica. All’Aprica trovai l’occasione per il colpo decisivo”, ha avuto modo di ricordare Gimondi.

Ma scopriamo nei dettagli quello che successe. Nel 1967 Adorni passa alla Salamini-Luxor e Gimodni assume da solo la guida della Salvarani. L’inizio di stagione non è tra i più confortanti. Durante la “campagna del Nord” è afflitto anche da bronchite e alla vigilia del Giro d’Italia non sta bene ed anche il morale non è dei migliori. Sembra destinato a rinunciarvi, ma poi in extremis decide di schierarsi alla partenza che quell’anno, tra l’altro, viene data da Treviglio, dal piazzale dello stabilimento Bianchi, sponsor storico delle squadre di Gimondi. Nelle prime tappe fa molta fatica, ma tiene duro e riesce a difendersi piuttosto bene. La scalata alle Tre Cime di Lavaredo risulta uno degli eventi chiave della corsa: nel freddo, sotto la pioggia e la neve, succede di tutto comprese le spinte. La giuria appurate le irregolarità decide di annullare la tappa agli effetti della classifica. Gimondi, che ha vinto pur essendo stato uno di coloro che hanno meno beneficiato delle irregolarità, si demoralizza e pensa anche al ritiro, ma qualche giorno dopo firma l’impresa nella Trento-Tirano e conquista la maglia rosa. Quindi vince il Giro con 3’36” sul Balmamion, 3’45” su Anquetil e 4’33” su Adorni.

Decisamente meglio inizia la stagione 1969 con diversi piazzamenti di prestigio e la vittoria del Giro di Romandia. E al Giro d’Italia riprende il suo personale duello con il cannibale Eddy Merckx. Le prime tappe parlano in favore del campione belga, ma a Savona il Giro si tinge di giallo: Merckx viene trovato positivo al controllo antidoping e rimandato a casa. Gimondi passa quindi in testa alla classifica e alla fine riesce a staccare Michelotto di 3’35” e 4’48” su Zilioli.

Nel 1976 la carriera di Felice Gimondi per molti è ormai già sulla via del tramonto, ma lui piazza un’altra grande vittoria e conquista il terzo Giro d’Italia in carriera. Gli avversari più temibili sono il solito Merckx ed i giovani rampanti Moser e Baronchelli. Gimondi stupisce tutti nella crono di Ostuni piazzandosi secondo a 7” da Francesco Moser. Ma il giorno dopo firma l’impresa nella tappa con arrivo a Lago Laceno – dove tra l’altro il Giro ha fatto ritorno proprio quest’anno – ed il bergamasco si veste di rosa. Testa a testa appassionante nel finale con il belga De Muynck. Gironata indimenticabile quella della vittoria di tappa sul Sentierone di Bergamo, tra la sua gente, superando in volata Merckx, Baronchelli e Moser. È il preludio del grande successo finale, il terzo nella Corsa Rosa alla soglia dei 34 anni.



LA SCHEDA DI FELICE GIMONDI

Felice Gimondi è nato a Sedrina (Bergamo) il 29 settembre 1942. Cresciuto nella U.S. Sedrinese, diventa professionista nel 1965, con la Salvarani, dove resta otto stagioni. Nel 1973 passa alla Bianchi-Campagnolo che nel 1978, l’ultima sua stagione da professionista, si trasforma in Bianchi-Faema.

152 VITTORIE
In 14 stagioni di professionismo, Gimondi ha vinto 152 corse. Il primo successo fu la 3/a tappa del Tour de France ’65, la Roubaix-Rouen. L’ultimo, il criterium di Larciano, il 13 settembre ’78. Gli anni d’oro furono il ’66 e il ’73 quando conquistò 17 vittorie.

TRE GIRI
Gimondi ha vinto tre Giri d’Italia: 1967 (con 3’36” su Balmamion), 1969 (3’35” su Michelotto) e 1976 (appena 19” sul belga De Muynck) e ha indossato la maglia rosa per 24 giorni. È arrivato 2° ai Giro ’70 e ’73, sempre dietro Merckx.

UN TOUR
Gimondi ha vinto il Tour del ’65, alla prima partecipazione: a Parigi ha preceduto il francese Poulidor di 2’40”. Ha corso poi altre 4 volte il Tour, finendo sempre nei primi dieci: 7° nel ’67, 4° nel ’69, 2° nel ’72, e 6° nel ’75. Nel ’68 Gimondi vinse la Vuelta.

IRIDATO ’73
Il 2 settembre 1973 ha vinto in Spagna, sul circuito del Montjuich, il Mondiale. Fu bronzo nel ’70, a Laster (Gb), dietro Monserè e Mortensen e argento nel ’71 a Mendrisio (Svi), 2° dietro Merckx.

LE CLASSICHE
Tra i suoi successi in linea più importanti spiccano la Roubaix ’66, il Lombardia ’66 e ’73, la Sanremo ’74, e le Parigi-Bruxelles ’66 e ’76. È stato campione italiano nel ’68 e nel ’72.
 


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(Servizio a cura di Giorgio Torre)

(Contributi storici: "Gimondi racconta" di Gino Carrara e Renato Fossani, Edizioni Il Convento, 1979)